Le tematiche
I territori del libro
Panoramica
I nuclei tematici
Assenze emotive
Dipendenze
Scuola e Pepilene Magne
Solitudine, del bambino e di chi lo accompagna
Viaggio da "città di cani morti" a Pepilandia
Mitologia originale e archetipi
Fiaba come esperienza terapeutica
Il Ghiacciaio dell'Alcolà
L'ombra come estensione della psiche
Layla, l'amicizia con un cane
Il viaggio per tornare interi
Approfondimenti
Quattro sguardi ravvicinati
Approfondimento
Bambini plusdotati e ad alto potenziale cognitivo
I bambini plusdotati non sono semplicemente bambini «bravi a scuola». Sono bambini che percepiscono con maggiore intensità: un rumore diventa dolore, una parola scortese si trasforma in ferita, una domanda esistenziale può presentarsi a sei anni con la stessa urgenza con cui si presenta a un adulto. La loro intelligenza è indissociabile dalla loro sensibilità, e ridurla a un punteggio di QI significa perdere la parte più importante.
Solomon J. rappresenta esattamente questa doppia intensità: cognitiva ed emotiva. Il libro attinge alla teoria della disintegrazione positiva di Kazimierz Dąbrowski, secondo cui le crisi profonde vissute dai bambini gifted sono tappe di crescita verso forme più mature di integrazione. Da qui l'invito a leggere il bambino con uno sguardo che ascolta, cerca di capire ciò che prova e prova a stargli accanto.
Approfondimento
Le assenze emotive
L'assenza emotiva agisce in modo sottile, perché resta priva di segni visibili. Un genitore fisicamente presente e emotivamente altrove, uno sguardo che scivola oltre il bambino, un ascolto che resta in sospeso: sono queste le tracce che Alice Miller e Donald Winnicott hanno insegnato a leggere, e che nel libro emergono nel paesaggio silenzioso della "città di cani morti".
Per un bambino ad alta sensibilità, un'assenza emotiva pesa come un'assenza doppia, perché sente più intensamente sia ciò che c'è sia ciò che manca. La fiaba restituisce a queste esperienze una forma dicibile, offrendo al bambino un modo di riconoscerle e all'adulto un modo di ripensarle.
Approfondimento
Dipendenze come anestesia dal dolore
Le dipendenze, da sostanze, da schermi, da relazioni tossiche, dal lavoro, sono nel libro le figure silenziose di chi ha trovato un modo per anestetizzare il sentire. Il libro le racconta con lucidità, riconoscendo dietro ogni dipendenza una domanda in attesa di risposta e un dolore che chiede parole per essere accolto.
Il villaggio dei Pepileni si oppone a questo paesaggio come luogo in cui il dolore può essere detto, e dove trova altre strade oltre l'anestesia. Nel passaggio dalla fuga al riconoscimento il libro trova il suo respiro più profondo.

Approfondimento
La solitudine, del bambino e dell'adulto
La solitudine attraversa l'intera fiaba su due piani. C'è la solitudine del bambino gifted, che si sente diverso e fatica a trovare pari con cui condividere l'intensità del proprio sentire. E c'è la solitudine dell'adulto, spesso una madre, che accompagna quel bambino spesso da sola, in una società che fatica a riconoscere le specificità dell'alto potenziale.
«Dicono che occorra un villaggio intero per crescere un bambino. Se questo è vero, sono io il villaggio di mio figlio.» Questa frase, che attraversa tutto il libro, dà voce a una condizione diffusa che raramente trova parola. Il villaggio dei Pepileni è la risposta immaginativa a quella solitudine: costruire, almeno nel racconto, la comunità che nella realtà resta ancora da costruire.

Questa pagina ti è piaciuta? Condividila con chi potrebbe averne bisogno.